NICCOLO' PERRONE

L’abate Niccolò Perrone fu uno dei più eleganti latinisti italiani del XIX secolo, nacque a Mormanno il 20 gennaion 1819, studiò poi nel seminario di Boiano e in quello di Cassano. Quì fu ordinato sacerdote il 21 Settembre 1841.

Nel 1847 si trasferì a Napoli ed ebbe il posto di insegnante in una scuola pubblica.

Nel 1848 sorpreso dagli avvenimenti (tutti gli uomini di cultura appartenenti secondo re Ferdinando II di Borbone alla setta della Grande Società dell’Unità d’Italia vennero iniquamente processati, molti suoi amici infatti  vennero incarcerati e condannati) fuggì a Mormanno per non subire persecuzioni reazioni e processi.

Ritornò a Napoli nel 1860 per riprendere ad insegnare latino. Nel 1862 e poi nel 1870 fece un giro nell’Italia superiore e in questi viaggi conobbe i letterati più rappresentativi della cultura italiana, e da essi fu conosciuto apprezzato e stimato.

Sempre nel 1870 concorre insieme ad altri per un posto di professore pareggiato presso la cattedra di letteratura latina della Regia Università di Napoli. Vincitore, insieme al posto gli fu pure assegnata dal re Vittorio Emanuele II la Croce di Cavaliere in considerazione dei particolari requisiti lettari

Nonostante gli onori ed il valore professionale, non avendo adeguati proventi che gli potessero consentire una vita dignitosa, si costrinse a vivere nell’angolo di una soffitta.

Tra le sue opere ci sono scritti e componimenti in latino, e scritti e componimenti in italiano, tra i primi son da ricordare “poesie latine” molte delle quali in possesso di tanti suoi discepoli e di amici, oggi tutte disperse. Tra di esse vi erano quelle indirizzate al Bovio, al Mariani, al Correnti, al Baccelli, al De Sanctis, al Minervini, a Leone XIII, al Manzoni e ad altri.

Il Mariani riteneva i suoi versi “gemme di squisita eleganza latina”, e il Manzoni in una lettera a lui indirizzata gli scriveva tra l’altro:

“- Ella mantiene all’Italia il pregio di essere ancora maestra alle altre nazioni per tener vivo e fiorito il bel sermone dei suoi gloriosi antenati. Pochissimi in Italia scrivono latinamente com’Ella scrive; pensando latino, non vestendo di pannucci latini concetti e forme meramente italiane.-”

 

Tra gli scritti:

- insieme all’abate Saverio Bloise un Vocabolario latino-italiano “VOCABOLARIUM LATINUM-ITALICUM” edito in Napoli nel 1865 ad uso degli studiosi di belle lettere nelle scuole italiane (questa opera fu usata dagli studenti mormannesi e da tutti gli studiosi presenti nel circondario, ad esempio a Rotonda era esistita una scuola paragonabile al liceo classico ove lo stesso Niccolò Perrone aveva insegnato)

- dieci orazioni sacre e quattro funebri

- un corso di grammatica latina

- un trattato di lessico

- duecento epigrammi

- la manzoniana 5 maggio riscritta in metro alcaico

- due odi alcaiche al Manzoni

- molte elegie latine

- molte poesie italiane raggruppate in un testo dal titolo “Corona di Spine” tutte satiriche come quelle del Giusti

- altre Bazzecole lette ai soci dei Letterati ed artisti napoletani di cui era Vicepresidente

 

Tra i componimenti in italiano, vi erano inni, canzoni,ottave,sonetti. Degni di nota due inni:

-il 9 gennaio 1878 dedicato a Vittorio Emanuele II

-il Ramo d’Olivo alla Regina Margherita

Essi sono pregevoli e per i sentimenti religiosi e per quelli d’amor patrio. Va ricordato il suo modo incisivo, lapidario, conciso, quasi epigrafo con cui sapeva condensare in poche battute tratti della vita o avvenimenti.

 

Nel 1876 sperando di migliorare le sue condizioni, nonostante la sua preparazione ed il suo valore, accettò un posto di insegnante nel ginnasio di Rotonda. Quì stette due anni, ma a causa di malanni decise di tornare a Napoli. Verso la fine del 1878 si trasferì a Roma ove gli fu assegnato un posto di impiegato presso la Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele”. Non vi restò a lungo, la sua salute peggiorava, cominciò a perdere la vista. Dopo tre anni ritornò a Napoli ove si diede di nuovo all’insegnamento. Nel novembre del 1882, ormai completamente cieco, l’Università gli affidò un corso di letteratura Latina. Qui continuò ad insegnare per altri sei anni. Gli studenti, a turno, leggevano i testi che lui commentava dettandone poi la traduzione.  

 

Morì, abbandonato anche dai tanti suoi vecchi amici, povero e solo in Napoli il 28 giugno1888.

 

 

 

 

 

[*parte del testo è tratto da “Mormanno un paese...nel mondo” di Luigi Paternostro;

  • *articolo FARONOTIZIE.IT Anno XI N.149 Agosto 2018

  • “N.Perrone e F.S.Bloise da Mormanno” di Luigi Paternostro]

 
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